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LA TRASFORMAZIONE DEL SISTEMA PRODUTTIVO

Carlo Barberis - HumanTraining

Nel “Rapporto sulla competitività dei settori produttivi” edizione 2015, l’ISTAT ha evidenziato negli ultimi mesi del 2014 deboli segnali di ripresa per l’economia italiana, in un quadro ancora caratterizzato da “Tendenze recessive che nel 2012-2013 hanno interessato sia l’industria manifatturiera, sia i settori dei servizi maggiormente legati alla domanda industriale”.

In questo contesto, le prospettive a breve termine della nostra economia “Si giocano ancora, in gran parte, sul fronte della domanda estera”, sul prezzo del petrolio, sui tassi d’interessi bassi e sul timido ritorno della domanda interna. Pur essendoci una fragile ripresa nazionale, vi sono ancora molteplici fattori che fiaccano la crescita, quali: l’immobilismo di una politica industriale strategica, il blocco delle risorse da investire, l’elevata corruzione che comporta una  distorsione del mercato, la rigidità delle condizioni finanziarie, gli echi di una presunta terza guerra mondiale finalizzata, “Dicono”, a contrastare il terrorismo dell’ ISIS con conseguenti ripercussioni sull’economia.

L’era della conoscenza racchiude in sé forze di discontinuità e di cambiamento, che spingono il sistema produttivo verso la necessità di uno sviluppo ed un avanzamento in più direzioni. Le aziende, per competere con successo in un mercato globale, devono adottare nuove tecnologie, che richiedono mutamenti profondi delle competenze e dei modelli organizzativi. Diviene fondamentale la presenza di risorse qualificate e consone ad una produzione ad elevato valore aggiunto.

Una recente indagine dell’ISTAT fa emerge l’identikit delle aziende che hanno superato la crisi grazie all’attivazione delle seguenti dinamiche di cambiamento:

– maggiori investimenti sulla ricerca ed innovazione accompagnati in molti casi dall’avvio di un vero e proprio processo di ristrutturazione aziendale

– accentuata attenzione alla formazione per adeguare il proprio portafoglio di competenze alle esigenze prodotte dal cambiamento

– ottimizzazione dell’organizzazione interna e rimotivazione dei gruppi di lavoro

La profonda trasformazione del sistema produttivo può essere gestita investendo nella formazione, che rappresenta per aziende e lavoratori un fattore di sviluppo determinante ed un driver strategico di crescita economico-sociale del nostro Paese. I lavoratori devono confrontarsi con un mercato competitivo, dove prevalgono professionalità ed esperienza, duttilità e partecipazione, coinvolgimento ed interesse. Il lavoro è diventato creativo, le imprese sono laboratori in cui nascono anzitutto idee innovative da applicare ai processi e trasformare in prodotti.

Rendere compatibili i sistemi di riorganizzazione aziendale significa intervenire soprattutto sul sistema di competenze per garantire l’occupazione e l’aumento della competitività. I Paesi più avanzati hanno già preso a modello l’obiettivo LifeLong Learning per affrontare il futuro, incrementando i livelli di conoscenze, come stabilito dagli obiettivi della Strategia Europa 2020. In Italia, la formazione deve assumere un ruolo meno autoreferenziale e più determinante nelle relazioni industriali e nelle politiche per il lavoro, in un contesto di norme semplici ed efficaci.

Forse, non tutti i mali vengono per nuocere oppure, meglio ancora, non tutte le crisi sono fatali. I tempi difficili insegnano più di altri che il focus dello sviluppo è il grado di competenze che ciascuno di noi possiede e che la formazione per tutto l’arco della vita è un fattore decisivo per la crescita della produttività e della qualità del lavoro.

Carlo Barberis

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