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Quali sono gli effetti del Jobs Act sulle assunzioni e la ripresa economica

Intervista a Stefano Scabbio

Stefano Scabbio, partiamo dalla recente nomina internazionale. Quali sono i suoi primi obiettivi?

Il Gruppo Manpower investe costantemente sul mercato dell’Europa Centro-Orientale con tre
obiettivi principali. Priorita’ assoluta e’ quella di affermare il brand Manpower come il partner di riferimento sia per le aziende (con riferimento a tutti i bisogni nell’area delle Risorse Umane) che per i candidati (rispetto alle varie fasi della loro carriera professionale).

Il secondo obiettivo e’ quello di cogliere le importanti opportunità di crescita insite nei mercati dell’Europa Centro-Orientale grazie all’esperienza sviluppata su altri mercati e alla nostra capacità di innovare ed adattare l’offerta per rispondere alle specificità locali.

Terzo obiettivo strategico e’ quello di essere sempre “Buoni Cittadini” in ciascuno dei paesi di presenza, coniugando il giusto livello di redditività con l’importante  responsabilità sociale che il nostro mestiere ricopre.

Dal suo osservatorio privilegiato, anche in qualità di Presidente di Assolavoro, (l’Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro, ndr) possiamo parlare dell’inizio di una ripresa del mercato del lavoro italiano?

Decisamente sì. Come sempre le agenzie per il lavoro anticipano i segnali della crisi, ma anche quelli della ripresa. La ripresa si è annunciata a fine dello scorso anno, dapprima lenta poi un pò più decisa. Tuttavia uno scenario di solida e consolidata ripresa richiede tempo e determinazione da parte di tutte le parti sociali. Le aziende devono tornare ad investire con determinazione per costruire il proprio futuro in maniera competitiva sui mercati domestici e internazionali. I lavoratori, e coloro che sono usciti dal mondo del lavoro ma aspirano a rientrarvi, devono entrare nell’ordine di idee che alcuni privilegi del passato non sono più sostenibili e solo un aumento della produttività del sistema Italia può garantire sviluppo e posti di lavoro.

Infine il governo deve proseguire l’opera di semplificazione, defiscalizzazione e flessibilizzazione del mondo del lavoro.  Insomma ci sono gli elementi per sostenere una vera ripresa ma certamente questo non è il momento di distrarsi o di pensare che il grosso sia fatto.

Cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi tre mesi? Si può dire che le imprese Italiane tornano ad assumere?

Come risulta dall’ultima indagine trimestrale “Previsioni Manpower sull’Occupazione”, effettuata su un campione di 1000 datori di lavoro, nonostante le prospettive di assunzione per i prossimi tre mesi rimangano relativamente stabili rispetto a quelle del trimestre precedente, si intravedono segnali incoraggianti, provenienti da molti settori industriali, che potrebbero aiutare a consolidare la ripresa nel 2016.
Un esempio è il settore del Commercio all’Ingrosso e al Dettaglio che segna un indice in aumento da ormai quattro trimestri consecutivi e il dato più alto degli ultimi 7 anni. In particolare le aree geografiche più forti saranno quelle del Nord-Est e del Sud/Isole dove i datori di lavoro riferiscono intenzioni di assunzione migliori rispetto ad altre aree del paese. Confrontando, invece le dimensioni aziendali, la previsione netta sull’occupazione di lavoro delle grandi aziende rimane migliore rispetto a quella delle aziende medio-piccole.

Vede un effetto Jobs Act sulle assunzioni?

I nuovi provvedimenti sul Jobs Act allineano il Paese alle più moderne regole di flessibilità e  introducono degli sgravi fiscali importanti per le imprese che assumono a tempo indeterminato volte ad accelerare il recupero occupazionale. Ritengo che la legge delega sulla riforma del lavoro rappresenti un passo avanti verso un sistema in grado di avviare al lavoro i giovani alla prima esperienza e di riqualificare le competenze delle persone momentaneamente inoccupate.

Alcune prime evidenze positive si evincono dall’aumento del numero di nuovi contratti a tempo indeterminato. Tuttavia la vera sfida e’ quella di ridurre in maniera significativa il tasso complessivo di disoccupazione e la recente discesa al di sotto del 12%, rappresenta solo il piccolo inizio di un cammino che rimane lungo e complesso, rispetto al quale il Jobs Act e’ certamente un presupposto importante, ma certamente non è da solo l’elemento risolutivo.

Di che numeri parliamo?

Su un totale di 11 milioni e 300 mila contratti di lavoro stipulati nel 2014 le agenzie per il lavoro hanno intermediato oltre il 12,2% mentre i centri per l’impiego restano sotto il 3%.

Un dato importante e’ l’aumento del numero di assunzioni a tempo indeterminato che le agenzie stesse
hanno osservato a Luglio, con una crescita del 44% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Sempre nello stesso mese è cresciuto anche il settore del lavoro temporaneo di circa il 18%. Ci aspettiamo che quest’ultimo incremento si trasmetta nei prossimi due trimestri sull’andamento dell’occupazione in generale.

Nel nostro Paese ancora oggi il mercato del lavoro fa i conti con un evidente mismatch tra domanda e offerta. Quali sono i motivi alla base?

Se diamo per esempio un’occhiata alla decima edizione del Talent Shortage, l’indagine annuale di
ManpowerGroup a livello mondo sulla scarsità di talenti, notiamo subito come moltissime aziende siano alla ricerca continua di talenti che non trovano. Dalla prima edizione sono cambiate moltissime cose: c’è stata la recessione a livello mondiale, cambiamenti demografici, tecnologici ed economici che hanno ridefinito il panorama dell’occupazione.

In tutto cio’ l’unica costante è il persistere della scarsità di talenti. La tecnologia sta evolvendo più rapidamente che mai, determinando un cambiamento delle abilità necessarie per svolgere i lavori e riducendo il ciclo di vita delle abilità stesse. Stiamo inoltre assistendo a una ramificazione dei lavoratori: coloro in possesso di abilità molto ricercate e coloro in possesso di abilità ampiamente
diffuse. Questo determina e determinerà sempre di più una polarizzazione nel mercato del lavoro dei prossimi 5 anni.

Lo scenario e’ quello di una domanda di elevate e specializzate professionalita’ per la quale l’offerta sara’ insufficiente e dall’altra parte un’offerta di professionalita’ di base superiore alla domanda.

Quali sono i risultati di questa ricerca?

ManpowerGroup ha intervistato oltre 41.700 responsabili delle risorse umane in 42 paesi per identificare la proporzione di datori di lavoro che hanno difficoltà nel reperimento di specifiche figure professionali. Inoltre, ai datori di lavoro è stato chiesto di spiegare le conseguenze della scarsità di talenti per le proprie aziende e i provvedimenti che stanno prendendo per risolvere questo problema.
Ne emerge che le figure professionali più difficili da reperire nei paesi EMEA continuano a essere quelle specializzate, come ad esempio muratori, elettricisti e idraulici. In effetti, i datori di lavoro collocano questa categoria in cima all’elenco per il nono anno consecutivo.

La natura omogenea della scarsità di talenti nei paesi EMEA è sottolineata dal fatto che le categorie classificate al secondo e al terzo posto – ingegneri e venditori – non sono cambiate negli ultimi quattro anni.

Un cambiamento degno di nota è il ritorno della categoria del personale IT tra le prime 10 posizioni, passando dall’11ª posizione del 2014 all’ottava di quest’anno. Oltre metà dei datori di lavoro EMEA secondo i quali la scarsità di talenti avrà un impatto sulla loro azienda afferma in particolare che la capacità di soddisfare le esigenze dei clienti è la conseguenza più probabile.

Più della metà prevede inoltre una riduzione della produttività e della competitività a causa della scarsità di talenti (con un aumento del 46% rispetto al 2014), mentre la percentuale che prevede una diminuzione dell’innovazione e della creatività si attesta al +37%, rispetto al 29% nel 2014 e al 21% nel 2013.

Quale è il rischio?

Il rischio e’ che un Paese in cui non si investe adeguatamente sulla “Produzione” di talenti e in cui le
imprese non investono in innovazione e sviluppo non solo mancherà l’opportunità di agganciare un percorso di crescita solido, ma perderà posizioni e forza relativa rispetto a nazioni e sistemi industriali dinamici e focalizzati.

 

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